Lasciarli andare-la mia riflessione

Lasciarli andare-la mia riflessione

di Giulia Bigozzi

Spoiler: questo non sarà un articolo tecnico, ma parlerà di me

Nel 2006 avevo 11 anni e dopo anni e anni di richiesta di avere un cucciolo nella mia vita i miei genitori, penso più perché sfiniti che convinti, decidono di dirmi finalmente SI’, prendiamo un cane.

Ricordo quel momento della mia vita con una gioia indescrivibile, pari a uno di quei video strappalacrime in cui il bambino riceve a sorpresa un cucciolo fiocco-dotato.

Il mio cucciolo non era fiocco dotato, ma si trovava a 500 km da casa, ma era esattamente ciò che più io potessi desiderare nella mia vita.

La mattina, qualche ora prima dell’incontro, ricordo bene di aver riletto da capo il mio libro sui Cavalier, immaginando il musetto del mio cucciolo.

In allevamento mi è stata messa in braccio questa cucciolotta tutta tonda, con le lentiggini e meravigliosa con una pancina calda e morbida.

Ovviamente io non sapevo che 12 anni dopo sarei stata ancora a parlare di questa storia come l’inizio di TUTTA la storia. Così ho ricevuto per il mio compleanno (in realtà fu un caso, ma comunque un caso super romantico) il più bel regalo da desiderare nella vita.

Nonostante la mia cucciola abbia avuto nel corso della sua vita, purtroppo, svariati problemi di salute, io mi sono davvero sentita grata e fortunata di averla avuta.

Grazie a lei sono entrata in un mondo dove ancora oggi posso dire di sentirmi totalmente a mio agio, ho iniziato dei percorsi bellissimi di esperienza in allevamento e da lì tante altre strade.

Ho aperto questo sito web che curo da più di sette anni.

Purtroppo adesso devo passare alla parte poco piacevole da leggere, quindi potete decidere se proseguire o meno la lettura.

Durante il mio primo anno universitario, in uno dei miei fine settimana a casa noto che la mia ‘ex cucciola’ ha difficoltà a salire le scale; questo mi preoccupa, ma conoscendo il carattere del mio cane penso che magari abbia avuto una qualche paura o spavento, poi ho la fantastica idea di tastare la schiena come avevo visto fare durante i miei stage nel periodo del liceo negli ambulatori veterinari e arrivando all’area lombare il cane cade giù. La mia ipotesi è corretta: il cane ha una ernia.

Nel giro di poco l’utilizzo delle zampe posteriori diventa nullo e io e la mia famiglia ci ritroviamo con un cane portatore di handicap, incapace di fare qualsiasi cosa da solo e con questo tutto ciò che comporta. Ovviamente eravamo totalmente impossibilitati a lasciarla sola o ad altre persone, in quanto le sue richieste e il suo modo di comunicare (passato da un mutismo totale della sua gioventù alla capacità di modulare abbai e mugolii al momento della necessità e in base alla richiesta) erano captabili soltanto dai suoi familiari stretti.

Inoltre immaginate cosa sia avere un cane che non riesce neanche ad uscire dalla sua cuccia per bere in una casa dotata di scale per spostarsi da una zona all’altra; ecco immaginate che questo cane sia un Cavalier di quelli che vogliono controllare ogni tuo respiro.

Non starò qui a parlare di diagnosi e storia clinica, motivi e cause e tutto il resto, voglio soltanto dire che nonostante questa situazione la mia cagnolina era molto felice della sua vita e sono certa, senza suberbia, che questa felicità è stata data dal tipo di vita che potevamo offrirle, sia nel senso di cure mediche, sia per come siamo stati in grado di gestire tale situazione permettendole comunque di godere dell’erba fresca, margheritine da mangiare (la sua passione), il vento tra le orecchie, gli amichetti cani il pomeriggio, il pesce la domenica e tutte queste cose che possono far felice un cagnolino come il mio.

Nonostante questo, molte persone nel tempo mi hanno chiesto (con più o meno delicatezza) perché non dessi un taglio netto a questa situazione. Sinceramente questa idea non è mai balenata nella mia mente. Purtroppo si sa che la sensibilità una dote che non tutti possiedono e non posso farne una colpa a queste persone e mi auguro che con il tempo ne abbiano acquisita un po’ oppure abbiano imparato che farsi gli affari propri: è anch’esso un bel vantaggio.

E’ stata sicuramente una esperienza faticosa, ma la mia cucciola tanto desiderata era mia sorella, né più né meno.

Purtroppo improvvisamente un anno esatto fa è caduta in un coma profondo, che mi ha portato a dover prendere la decisione che avevo sempre pregato di non dover mai prendere.

Credo che ogni proprietario conosca il proprio cane e sappia quando è il momento di lasciarlo andare, anche se questo non lo rende meno doloroso.

Un sabato mattina, dopo un paio di notti in cui credo di aver dormito 2 ore al massimo, con gli occhi gonfi mi sono recata nella mia clinica di fiducia e il caso ha voluto che fosse di turno il veterinario che 11 anni prima fece la prima visita di controllo.

Non posso parlarvi della morte, del lutto e di tutto ciò che ha conseguito per me questa perdita e di tutto il coraggio che ho dovuto impiegare per rimanere vicino alla mia cara amica fino alla fine, perché immagino che siano le stesse che prova ognuno alla perdita del proprio cane.

Posso ricordare le chiamate e i messaggi di cui sono stata tempestata quel giorno e quello seguente, ancora oggi sono grata per quelle persone.

E’ sicuro che non è possibile dimenticare qualcuno che è stato con te per così tanto tempo, ti ha insegnato tanto senza chiedere indietro niente, ti ha mosso un senso di dovere che non credevi di avere. E’ vero, i cani vivono meno di noi, ma è sempre abbastanza per poter imparare qualcosa di bello. Anche se il dolore per la loro perdita è enorme, non riesce a coprire tutti i meravigliosi ricordi e momenti meravigliosi condivisi e tra questi ci metto anche: le uscite in piena notte per mangiare un po’ di erbetta fresca, quella volta che stavamo imparando il richiamo ma il piccione è stato un richiamo più forte e penso di non aver mai corso tanto veloce nella mia vita nel tentativo di riprendere il cane, tutte le volte in cui era freddo/tirava vento/pioveva/era caldo e al ‘dai usciamo’ mi sono arrivate delle occhiatacce assurde, il giorno in cui il veterinario al telefono ci ha detto “il linfonodo è pulito, niente tumori”, l’uso del phon per asciugare bene il pelo ad agosto con 40°C e la porta del bagno chiusa perché altrimenti il pelo se ne va in giro, quella notte durante una piena gravidanza isterica a convincerla a bere per lo meno da una siringa senza ago invece di cercare la prole, tutti i giorni in cui sono tornata a casa ma non ho ricevuto feste perché stava russando.

E’ questo che fanno nella nostra vita i cani: creano dei piccoli momenti (o a volte molto grandi), che si fanno spazio anche molto tempo dopo, che ti fanno capire che è valsa la pena averli al tuo fianco, anche solo per un po’.

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