Vivere con tre Cavalier- Federica Benaglia per TIPRESENTOILCANE

Non è facile parlare della nostra (mia e di mio marito) vita con i cavalier, non perché ci sia poco da dire, ma perché c’è così tanto che è difficile riordinare le idee.
Partiamo col dire che la prima, Dalia (la ruby) è arrivata nel 2004, dopo la morte del nostro bolognese.
Volevamo cambiare razza e, siccome avevamo esigenze molto precise, non ce la siamo sentiti di andare in canile. Dopo esserci informati soprattutto leggendo articoli sui primi numeri di “Argos” e “Cani” (numeri anni ’80 e primi anni ’90, bei giornali, allora!), ci siamo convinti che il cavalier faceva per noi.  Abbiamo avuto la fortuna (per puro caso), di finire in quello che è senza ombra di dubbio il miglior allevamento italiano.
È stato amore a prima vista.
Dopo un po’ di tempo passato in giardino con quegli splendidi cani che poche volte avevamo visto dal vivo (allora il cavalier non era di moda come adesso), avrebbero potuto chiederci qualunque cifra!
Dopo aver letto tante meraviglie di una razza (le razze sono quasi sempre descritte in maniera lusinghiera, i difetti vengono passati in secondo piano), ci aspettavamo qualche delusione.
E invece no!!!

Il cavalier è proprio come lo descrivono: allegro, vivace, un cuorcontento, sempre felice e desideroso da coccole da tutti, abbaia poco, sta in casa da solo senza problemi, adora andare in macchina e in bicicletta (soprattutto nel cesto!).
Nonostante noi siamo stati (consapevolmente) pessimi educatori (e per questo non siamo mai andati oltre le razze da compagnia), Dalia non ci ha mai dato il minimo problema né ha mai combinato disastri, nemmeno da cucciola.
Quando andiamo in giro sembra una vera lady, ci fanno persino i complimenti!
Sembra quasi che riescano a crescere bene nonostante i loro umani.
In effetti è raro vedere un cavalier (doc, si intende) isterico, mordace e insopportabile, anche se magari è stato straviziato.

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