L’amicizia tra gatto e cane

Scritto da Daniela Bellanca

BAUChany E MIAOMaila: un’amicizia agli antipodi

“L’etologia è una disciplina relativamente giovane che studia l’origine, la conservazione e il mantenimento del comportamento animale. Conoscere le attitudini e le esigenze di un animale, sia esso un cane, un gatto, un coniglio o un furetto, è di fondamentale importanza per instaurare una convivenza in grado di garantire il benessere ad entrambi gli attori della relazione, uomo e animale. Alcuni degli errori più comuni che si fanno nell’educazione e nella gestione dei nostri pet e che, talvolta, possono sconfinare in veri e propri disordini comportamentali, derivano spesso da una non-conoscenza o da una errata interpretazione di quelle che sono le reali esigenze dei nostri amati compagni di vita.”

Questa citazione della Dott.ssa Sonia Campa1 per me è davvero esaustiva. In poche righe esprime molto bene i concetti principali atti a garantire una convivenza ottimale sotto ogni profilo tra animali-animali e animali-uomo.
Quando mi sento chiedere: “Ma cane e gatto possono andare d’accordo?” La mia risposta è sempre “Ma certo. A patto che il periodo e le modalità d’inserimento vengano effettuate secondo i tempi ed i ritmi dei nostri animali. E anche se alla fine non si ameranno come Giulietta e Romeo, i nostri beniamini troveranno sicuramente un equilibrio di convivenza pacifica.” E già qui solitamente vedo un piccolo irrigidimento, sguardi un po’ scocciati, nasi arricciati, “tempo”? Ma quanto? “Modalità?” Ma io ho da fare. Beh cari signori se non avete tempo da investire e poca voglia di capire i vostri pet, non portatevi a casa un animale. Non sono peluche inanimati, ma esseri viventi ai quali dobbiamo innanzitutto rispetto e amore, offrendogli una qualità della vita che riconosca e soddisfi le loro esigenze specifiche per un ottimale benessere del pet. Bisogna dare valore alla loro diversità e apprezzare ciò che possono darci proprio in virtù di quest’ultima.
“E ma se non si affezionano come nei film cosa lo prendo a fare?” Ecco appunto. Cosa lo prendi a fare? Mi viene da dire che forse c’è un po’ di confusione tra le reali motivazioni che dovrebbero spingere una qualsiasi persona ad allargare la sua famiglia pelosa (o semplicemente adottare un animale). Banditi pietismo (lo prendo perché “poverino”), egoismo (il pet diventa un surrogato di altre relazioni umane deficitarie: mancanza di un figlio, marito, amico,…) e indifferenza alla corretta impostazione di un rapporto beneficiale ambivalente (“utilizzo” dell’animale per lo svolgimento di attività o animale come “mezzo”).
L’adozione di un animale deve essere una scelta responsabile sotto tutti i punti di vista. Bisogna essere in grado di capirlo ancor prima di amarlo. La conoscenza ci rende liberi di agire e di sapere quindi gestire ogni relazione con e tra i nostri amici animali. Quindi ben vengano letture, corsi di aggiornamento e confronti con persone specializzate del settore.
E ricordiamoci: non si parla di addestramento, ma di educazione del pet, e parimenti non si usano gli animali,ma si coinvolgono nelle attività e nelle relazioni.
Se guardo Maila (la nostra gattina Sacro di Birmania) e Chanel (la nostra cagnolina CKCS) che giocano, saltano, dormono e si coccolano l’un l’altra vengo pervasa di emozioni meravigliose che mi rendono straordinariamente felice. So però che questa visione è il frutto di una socializzazione studiata e messa in atto secondo le giuste modalità. Perché sarebbe potuta andare diversamente… I gatti e i cani faticano a capirsi perché è come se parlassero due lingue diverse. Alla base c’è un incomprensione del linguaggio. Non riguarda solo l’abbaiare o il miagolare, ma anche i movimenti del corpo esprimono segnali differenti: il gatto, ad esempio, per dimostrare amicizia e contentezza stende dritta la coda in verticale, invece per il cane rappresenta una delle caratteristiche della “postura dominante”, quella cioè che assume quando vuole comunicare la sua superiorità gerarchica, la sua dominanza su un altro cane. Per contro Fido quando vuole esprimere gioia, scodinzola. I gatti alla visione di quel movimento si irritano, poiché loro lo fanno, invece, quando sono nervosi e/o arrabbiati. Anche le fusa dei mici potrebbero essere una complicazione, perché il cane potrebbe scambiarle per un ringhio.
Ora, se già di base esiste una differenza di linguaggio tra queste due specie, chiediamoci cosa potrebbe accadere se il proprietario di Fido e Micio non ne fosse al corrente, e mettesse i due poveri malcapitati l’uno di fronte all’altro per una gioiosa (pensa lui) conoscenza. Una relazione compromessa sul nascere. Gli andrebbe già bene se uscisse indenne e senza graffi da eventuali baruffe2. Un proprietario responsabile si informa prima di fare questo passo presso persone specializzate quali veterinari, comportamentalisti, letture, anche gli amici vanno bene basta che abbiano una minima cultura cinofila e felina. La riuscita di una pacifica convivenza tra differenti animali sotto lo stesso tetto è legata quindi alla nostra capacità di riconoscere le loro esigenze. Responsabilità di cui l’uomo, ahimè, a volte per mancanza di voglia o semplice superficialità, non sa (o non vuole) assumersi, e rischia così di causare danni indicibili. Non sono contemplati tra i proprietari faciloni o menefreghisti, quelli che neofiti sbagliano magari per troppo amore o ingenuità (chi non si riconosce in questa categoria?). Gli errori ci aiutano a migliorare, l’importante è riconoscerli e correggerli.
In casa nostra tra Bau e Miao c’è l’idillio. Maila ci ha raggiunti l’estate scorsa, quando aveva 3 mesi e mezzo. Gattina straordinaria, dal carattere dolce, pacato e sicuro e dotata di una innata adattabilità e bellezza. Noi la chiamiamo affettuosamente anche blue eyes. Per i suoi occhi color zaffiro, capaci di sciogliere ogni cuore.
Appena varcata la soglia di casa nostra è stato come se Maila avesse sempre abitato con noi: un tipetto deciso e birichino che in pochi minuti aveva già preso confidenza con l’ambiente. Per un periodo iniziale le abbiamo riservato una stanza tutta per lei completa di cuccia per dormire, ciotole del cibo e dell’acqua e la lettiera. Abbiamo optato per una stanza “neutra” che non era cioè già territorio del nostro micione Silver. Per due giorni non li abbiamo fatti incontrare. Uscivano in momenti alternati, in modo da far capire loro che nella casa c’era un altro gatto: abbiamo anche scambiato le loro copertine per abituarli all’odore reciproco. Chanel in tutto questo sventolava la sua coda come un ventilatore felice e impaziente di incontrare la nuova venuta. L’incontro con Silver è stato emozionante e coronato da un celere happy ending. Lui non ha mai soffiato alla piccola Maila. Nemmeno una volta. La seguiva dappertutto per controllare quello che faceva, ma sempre gentile e premuroso come un fratello maggiore. Il secondo giorno già la leccava e si davano i bacini. Anche l’incontro con Chanel è andato molto bene. Avevamo preparato la cagnolina a far sì che la gatta potesse familiarizzare con l’ambiente e con lei in modo tranquillo. Obbediente al nostro seduta Chanel si è fatta annusare e conoscere ed ha pazientemente atteso la fiducia che Maila nel giro di pochi giorni le ha concesso. E che tuttora le lega profondamente.
Il nostro inserimento è stato velocissimo, ma ricordo che per ogni animale (a cui subordiniamo ancora età e indole del pet) e situazione, i tempi di introduzione in un nuovo contesto abitativo sono molto variabili. Da qualche giorno, ad una settimana fino ad un mese per quel che ho potuto constatare.
Un consiglio: non permettete mai al vostro cane di rincorrere il gattino o avvicinarlo in modo brusco (seguirebbe semplicemente il suo istinto, ma va educato a non farlo). In caso contrario il micino difficilmente acquisterà fiducia in voi e nel vostro cane perché non si sentirà al sicuro. I primi tempi sorvegliateli, non lasciateli soli e date sempre la possibilità al micio di avere una stanza dove rifugiarsi. Educate con pazienza il vostro cane al seduto e premiatelo con delle crocchette e/o con un “bravo Fido” ogni volta che l’interazione con il gattino sarà un successo. Vi assicuro che funziona e i risultati sono emozioni impagabili.
Come dicevo all’inizio non sempre cane-gatto diventano amici inseparabili. Quello che è successo con Chanel e Maila non si era verificato a suo tempo con Chanel e Silver; il quale nel rapporto con la piccola Cavalier King Charles Spaniel ha trovato un suo equilibrio. Ci convive amabilmente, ma non le da molta confidenza e non cerca mai la sua compagnia, sebbene abbia imparato a tollerarla e a rispettarla. E va bene così.
Che effetto fa avere un trio del genere? Rigenerante! Le risate sono scroscianti quando Chanel e Maila rincorrono la pallina insieme, giocano a prendersi e quando si fanno le pulizie a vicenda: Maila dopo il trattamento che le fa Chanel assomiglia ad una Punk con tutto il mantello bagnato ed i peli arruffati. Ed è altrettanto meraviglioso vederle accovacciate insieme nella cuccetta o sul divano. Fa bene al cuore vedere Silver di ritorno dalla sortita in giardino e andare a cercare Maila per dirle “hei sono tornato!” ricoprendola di bacini e leccatine.
Termino questa mia testimonianza col dire che i Cavalier King Charles Spaniel e i Birmani secondo me hanno delle affinità elettive, nel senso che proiettano sull’altro tutte le caratteristiche che cercano nel loro compagno ideale. È una magia, un crescendo di emozioni e condivisione. Entrambi amano la compagnia di altri animali, sono gentili, generosi e pacifici e non hanno mai atteggiamenti aggressivi o potenzialmente pericolosi.
Due mondi diversi, canino e felino, che trovano un punto d’incontro nell’espressione della personalità : i CKCS e i Birmani amano tutti. E tutti li amano.

1Consulente comportamentale, specializzata in gatti da compagnia e d’allevamento. Educatrice cinofila SIUA e Tecnico CSEN di Mobility Dog. http://www.pet-ethology.it/
2Parlo di situazioni limite, ma possibili.

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